martedì 22 gennaio 2008

Ask Me! Chiesa di Santa Maria della Vittoria Via XX Settembre , 17 Roma


Responsabilità dei politici cattolici Nel 60° anniversario della Carta Costituziona­le che, specialmente nel­la sua prima parte, è così antropologicamente si­gnificativa – e dunque vera nel senso di non su­perata – e in un momen­to della vita sociale così delicato e con varie sfide aperte, non possiamo co­me vescovi non rivolgerci all’intera classe politica per esprimerle la nostra considerazione e il no­stro incoraggiamento।Nessuno si stupisca se in questo quadro diciamo una parola ai politici di i­spirazione cristiana, a coloro che tali sono e co­sì si sono presentati al corpo elettorale, al quale devono rispondere। Vo­gliamo ricordare la paro­la rivolta da Benedetto X­VI all’Internazionale De­mocratica di Centro e Democratico-cristiana, il 21 settembre 2007। «La dottrina sociale della Chiesa offre, al riguardo, elementi di riflessione per promuovere la sicu­rezza e la giustizia, sia a livello nazionale che in­ternazionale, a partire dalla ragione, dal diritto naturale ed anche dal Vangelo, a partire cioè da quanto è conforme alla natura di ogni essere u­mano e la trascende»।Ebbene, si trova qui il motivo per cui, sui temi moralmente più impe­gnativi, assecondare nel­le decisioni una logica meramente politica, os­sequiente cioè le strate­gie o le convenienze dei singoli partiti, è chiara­mente inadeguato. Lo è per una coscienza schiet­tamente morale, ma lo è ad un tempo per una co­scienza anche religiosa­mente motivata. È vero che il Magistero cattolico prevede il voto positivo a provvedimenti, anche su materie critiche, volti «a limitare i danni di una legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della mo­ralità pubblica» (Giovan­ni Paolo II, Evangelium vitae, n. 73), ma questo non è il caso invocabile allorché un provvedi­mento legislativo è anco­ra tutto da allestire o vie­ne presentato al Parla­mento. In un simile con­testo, quando cioè si trat­ta di avviare proposte le­gislative che vanno in senso contrario all’antro­pologia razionale cristia­na, i cattolici non posso­no in coscienza concor­rervi. Non c’è chi non ve­da infatti che una cosa è operare perché un male si riduca, altra cosa è ac­consentire, in partenza, che leggi intrinsecamen­te inique vengano iscritte in un ordinamento. E non si tratta, qui, di un’imposizione esterna, ma di una scelta da ope­rare liberamente in una coscienza «già conve­nientemente formata» ( GS n. 43). Rispetto alla quale non possono esi­stere vincoli esterni di mandato, in quanto la coscienza è ambito inter­no, anzi intrinseco, alla persona, e dunque obiet­tivamente non sindaca­bile. Il voto di coscienza, in realtà, è una risorsa a esclusivo servizio della politica buona, e dunque – all’occorrenza – può e deve diventare una scelta trasversale rispetto agli schieramenti, e invocabi­le in ogni legislatura.Nessuno pensi che dietro a queste parole ci sia un disegno egemonico che si vuol perseguire. Vale infatti quello che il no­stro Papa diceva nella oc­casione sopra ricordata: «La Chiesa sa che non è suo compito far essa stessa valere politica­mente questa sua dottri­na: del resto suo obietti­vo è servire la formazione della coscienza nella po­litica e contribuire affin­ché cresca la percezione delle vere esigenze della giustizia e, insieme, la di­sponibilità ad agire in ba­se ad esse, anche quando ciò contrastasse con si­tuazioni di interesse per­sonale » ( ib.). Ed è esatta­mente questo, non altro, ciò che preme alla nostra Conferenza. Ci auguria­mo intensamente che, mettendo sempre meglio a fuoco i compiti propri a ciascuno, possa crescere nel nostro Paese una in­terpretazione più ricca e sempre meno unidirezio­nale della laicità. Segnali nuovi peraltro, anche so­lo in Europa, non manca­no. Possiamo aspettarci un rapido contagio delle idee nuove che stanno e­mergendo alla luce an­che di condizioni ideali e culturali sempre più pro­blematiche. Studiosi di fama internazionale han­no nei mesi scorsi ripetu­to che c’è un posto, nella democrazia, per le reli­gioni, come crogiuolo di senso e di felice apparte­nenza ad una storia e ad una tradizione. Il che dà identità e serena sicurez­za. Non c’è scritto da nessuna parte che un vi­vace pluralismo culturale debba coincidere con un secolarismo aggressivo e intollerante, come è ac­caduto nei giorni scorsi.Dire, come pure qualcu­no ha detto, che la Chiesa cattolica ha un’irresistibi­le vocazione al fonda­mentalismo significa fare della gratuita polemica, senza la disponibilità a mettere sul tavolo argo­menti costruttivi e utili ad un confronto magari vivace, ma non caricatu­rale.


Pace a colui che ha scritto e a chi legge.
Pace a coloro che amano il Signore in semplicità di cuore.




Nessun commento: