
Il silenzio è molto più che un'assenza di rumori e di parole: è qualcosa che accade, che si da,
un evento fondante la nostra vita interiore e, di conseguenza, la nostra stessa umanizzazione.
Il silenzio predispone all'ascolto, è il necessario spazio da creare in noi affinchè gli altri,
gli eventi, la vita, Dio stesso ci parlino senza che noi siamo tentati di diventare i padroni.
Il silenzio custodisce la distanza indispensabile affinchè quanti ci stanno innanzi non siano
ridotti alle sole parole che ci rivolgono.
Allora il silenzio si fa grembo, spazio di attesa gravido di un "di più" che sempre si cela nelle parole
e al di là di esse: elemento necessario per giungere a quell'esperienza umana che è la scoperta di senso.
Il senso è direzione, orizzonte che ci invita ad alzare la testa e a camminare ( dunque a vivere ).
Solo chi pone una custodia alle proprie labbra e quindi al proprio cuore, è condotto poco
alla volta a compiere un'esperienza straordinaria di conversione, un cambiamento del cuore e della mente
che inevitabilmente si riflette nella parola "diversa" che l'uomo di silenzio sa recare a coloro
che hanno la fortuna di incontrarlo: un silenzio umile, paziente e solidale può trasformare le nostre parole in
occasioni di compassione e di comunione con gli altri.
Per questa ragione Ignazio di Antiochia parla di Gesù come della <<>>:
un silenzio che è lo spazio dell'indicibile comunione del Figlio nel seno del Padre; silenzio che però, si fa
udibile come parola d'amore e di comunione, silenzio che scandisce la stessa vicenda terrena
di Gesù, dal concepimento fino alla passione e morte di Gesù dell'Agnello afono <<>>, che ormai sa che la sua stessa vita è diventata parola eloquente, parola di vita, annuncio di resurrezione. ( da Av )
Nessun commento:
Posta un commento